VINI BIODINAMICI, BIOLOGICI, NATURALI E TRIPLE A: SCOPRIAMOLI INSIEME!


I ghiacciai si ritirano, le foreste bruciano e la temperatura aumenta sempre di più, madre terra ci sta mandando dei chiari segnali e mai come in questo periodo ci si sofferma a riflettere su quello che il progresso ha portato nelle nostre vite…ma siamo sicuri si tratti veramente di benessere? Il vino è frutto del lavoro della terra, della passione per il proprio territorio, di amore verso le proprie viti e non sorprende che sempre più vignaioli decidano di intraprendere un percorso più naturale e di rispetto verso l’ecosistema che supporta la produzione della propria uva. Ci sono diverse scuole di pensiero ed oggi ci soffermeremo su quelle alternative più diffuse nella produzione trentina.

La coltivazione BIODINAMICA vuole avvicinare la coltura alle forze energetiche che danno vita a ogni specie vegetale in maniera sempre differente. Nasce da modelli Steineriani di primo ‘900 (“Corso di Agricoltura” di Steiner) in cui si da molta importanza all’equilibro del suolo e delle forze energetiche stagionali. Da questa visione nasce lo sviluppo di preparati biodinamici: sostanze nuove, non esistenti in natura, frutto della mission spirituale dell’uomo che interviene per assecondare i processi naturali e agisce su di essi introducendo principi risanatori. é escluso l’uso di sostanze chimiche di sintesi per la concimazione del suolo e la difesa delle colture mentre l’utilizzo di solfiti è limitato a 70 mg/l nei vini rossi, 90 mg/l nei vini bianchi e 60 mg/l in quelli frizzanti. Pur non essendo ancora riconosciuta a livello legislativo, questa nicchia dell'agricoltura è regolamentata dall'associazione Demeter.

Un vino si definisce BIOLOGICO quando proviene da uve 100% biologiche coltivate senza l’utilizzo di agenti chimici di sintesi nei vigneti  consentendo solo interventi a base di: rame e zolfo da miniera contro peronospera e l’oidio, di formulati a base di argille e solfiti contro la botrytis cinerea e di bacillus thuringensis contro gli insetti. La vinificazione ,inoltre, avviene utilizzando solo prodotti enologici e processi autorizzati dal Regolamento Europeo 203/2012 che ne regolamenta l’intera filiera. Anche l’utilizzo di solfiti è limitato e la produzione biologica ne consente solo 100 mg/l per i vini rossi e 150 mg/l per i bianchi e rosé. Il vino biologico si riconosce attraverso la presenza in etichetta del logo comunitario, marchio di garanzia che certifica l’intero processo produttivo del vino. Ottenere la certificazione biologica e la conseguente possibilità di apporre in etichetta il logo relativo non è cosa semplice; le aziende sono sottoposte a continui e ferrei controlli da parte degli organismi competenti i quali attestano l’ottemperanza delle aziende agli obblighi di legge.

Il VINO NATURALE deriva da metodi di lavoro che prevedono il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina. Le vigne devono essere tutte a bassa resa e sono trattate solo con sostanze naturali come zolfo e rame, la fermentazione avviene solo con i propri lieviti indigeni e non vi è nessuna manipolazione da parte dell’uomo (filtrazioni, chiarifiche etc..). anche se non dovrebbero essere aggiunti a quelli che si sviluppano naturalmente durante la fermentazione alcolica, se si verificano annate particolarmente carenti i solfiti possono essere utilizzati in quantità minime, mediamente 30 mg/l per vini rossi e rosati e 50 mg/l per i vini bianchi. Questi metodi portano i vignaioli a correre molti rischi, poiché il percorso è complesso e non sempre chiaro, per seguirlo occorre un’ampia consapevolezza e conoscenza sia in vigneto che in cantina.

Infine ci sono loro, gli “anarchici” TRIPLE A…si tratta di un vero e proprio movimento ideato da Luca Gargano nel 2001 il quale ha redatto un manifesto per questa scuola di pensiero. Secondo questo manifesto, per ottenere un grande vino, ad ogni produttore occorrono 3 doti basilari riassumibili nelle 3 “A” di: AGRICOLTORI: soltanto chi coltiva direttamente il vigneto può instaurare un rapporto corretto tra uomo e vite, ed ottenere un’uva sana e matura. ARTIGIANI: occorrono metodi e capacità “artigianali” per attuare un processo produttivo viticolo ed enologico che non modifichi la struttura originaria dell’uva, e non alteri quella del vino. ARTISTI: solamente la sensibilità “artistica” di un produttore, rispettoso del proprio lavoro e delle proprie idee, può dar vita ad un grande vino dove vengano esaltati i caratteri del territorio e del vitigno.

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